Wordpharmacy, il potere terapeutico delle parole

Non sempre mangiarsi le parole è un male, anzi a volte può essere terapeutico.

Morten Søndergaard, scrittore e artista danese, pensa che il linguaggio sia come una pillola: “(…) si consuma e incide sulla nostra concezione della realtà influenzando il nostro modo di muoverci nel mondo”.

Per rendere l’idea, Søndergaard ha pensato di accompagnare la pubblicazione di Wordpharmacy, il suo recente saggio sul potere taumaturgico del linguaggio, all’installazione concreta di una “farmacia delle parole”, con tanto di medicine.

Ha infatti realizzato dieci diverse scatole di medicinali, ognuna corrispondente a una parte del discorso (avverbi, articoli, pronomi, verbi etc..) e contenente all’interno l’apposito bugiardino con avvertenze, posologia e effetti collaterali .

L’installazione, o opera di poesia concreta, che fin ora ha toccato Copenhagen e Berlino e a marzo arriverà a New York, ha visto il coinvolgimento diretto di Søndergaard che, in veste di farmacista, ha offerto una consulenza poetica ai pazienti senza parole, elargendo aggettivi, congiunzioni e preposizioni.

 

Viviana Lisanti

 

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