Davide e Golia

 

Attualità & Approfondimento / Davide e Golia

Sembra davvero la storia del piccolo uomo e del gigante cattivo. O forse quella dell’ingegnoso hidalgo che lotta contro i mulini a vento. Già, proprio "mulini a vento" si sono chiamati sei case editrici italiane (instar libri, iperborea, marcos y marcos, minimum fax, nottetempo, voland) promotrici di un appello contro la cosiddetta Legge Levi, ossia la legge sul prezzo dei libri. Di che si tratta?

Il disegno di legge, già approvato alla Camera dei Deputati, sarà discusso domani in Senato e riguarda la possibilità di effettuare sconti sui libri. Come funziona? Si stabilisce un tetto massimo di sconto del 15% sul prezzo di copertina, ma si consente di effettuare promozioni (cioè, appunto, di praticare sconti) per ben 11 mesi all’anno. Come se i negozi di vestiti e scarpe mettessero i saldi non solo a gennaio e luglio, ma praticamente tutto l’anno. Il prodotto-libro, cioè, "gode" di questa estrema liberalizzazione.

Wow, diranno i lettori accaniti! Felicissimi di comprare libri scontati! Ehm, no, non funziona esattamente così… Questa eccessiva liberalizzazione del prezzo dei libri favorirebbe quei grandi editori e quelle catene di librerie che possono far fronte alla competizione selvaggia che ne nascerebbe. Se il mio concorrente abbassa il prezzo, io per vendere devo abbassarlo un po’ di più, non è così? Abbassa che abbassa, questo sforzo finanziario (ma anche pubblicitario e di marketing) non potrebbe essere sostenuto dai piccoli e medi editori nè dalle librerie indipendenti, quelle che decidono gli sconti da sole.

Morale della favola? La legge, se approvata, assesterebbe un colpo durissimo al pluralismo dell’editoria, facendo sì che pochi grossi editori decidano cosa i lettori possono trovare in libreria e a che prezzo, rendendo la vita impossibile a piccoli e medi editori, e facendo scomparire del tutto i librai indipendenti. Nelle parole dei sei mulini a vento:

Questa legge, di fatto, non ha a cuore né l’interesse del libro e della cultura, né quello dei librai o degli editori, ma esclusivamente quello dei grandi gruppi editoriali e delle catene libraie (che appartengono agli stessi gruppi), che vogliono proteggersi dalla Grande Distribuzione […]

Insomma, noi lettori ci troveremmo i libri al supermercato, tra le zucchine e le cipolle, scontatissimi, ma quali libri? Solo quelli decisi da pochi grandi editori/distributori/rivenditori. E della libertà di scelta cosa ne sarebbe? Della qualità del lavoro editoriale? Dell’importanza di figure come librai e bibliotecari per orientare e consigliere i lettori? 

No, questa legge non ci piace. E a meno di 24 ore dalla sua discussione in Senato non possiamo che sperare che questa vicenda termini come la storia di Davide e Golia, dove Davide è la nostra libertà di lettori di scegliere da soli quello che ci piace leggere.

 

eFFe

eFFe sarebbe un antropologo, ma ha lavorato come lavapiatti, professore, pubblicitario, ghost-writer e sandwich-man. Di conseguenza non crede che un uomo possa essere definito dal lavoro che fa, ma solo da come lo fa.

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