Caso Apple VS DOJ: il decimo ed ultimo capitolo della trilogia

Preparate gli aquiloni da vittoria ed intonate le vostre canzoni Ewok in segno di giubilo: la saga del processo Apple VS Dipartimento di Giustizia è giunta (praticamente) alla fine (vedi anche qui e qui se non sai di cosa diamine stia dicendo). E se avevate scommesso dei soldi sulla vittoria della multinazionale, che tanto è troppo grande e potente perché le possa essere torto un capello, beh preparatevi a sborsare: Apple ha perso.

Il processo (durato tre settimane tre, non tre anni o tre decenni come altri processi in altri Paesi a caso) si è concluso il giorno 10 Luglio. Apple potrà, volendo, ricorrere in appello, ma il patteggiamento semi-immediato degli editori-complici e le prove mostrate al banco sono stati elementi così schiaccianti che difficilmente accadrà (e comunque potrà ricorrere in appello una ed una sola volta, non ci sono altri gradi di processo… vabbè ma checcentra).

Il processo è praticamente terminato, nel senso che la sentenza è stata emessa, ma la pena sarà discussa da un processo successivo. Probabilmente, il giudice Denise Cote ha preferito delegare l'incombenza a qualche collega che non si fosse fatto scappare profezie sull'esito del processo prima ancora della sua apertura. Ma queste sono solo ipotesi.

Il verdetto è di cospirazione, concussione e violazione della legge antitrust. Ricapitolando Apple, nel tentativo di fronteggiare Amazon nel settore dell'editoria digitale, ha tentato di liberarsi dal vincolo dei prezzi di mercato quasi ricattando gli editori a cui proponeva collaborazioni, anche dette "offerte che proprio non potevano rifiutare"… In somma Hachette, Barnes&Noble, SimonShuster, Penguin e Macmillan dovevano allineare i prezzi di vendita dei propri eBook a quelli dello store Apple, altrimenti questo non avrebbe più rivenduto i loro testi. Insomma le Big Five, che magari stavano bene anche da sole a competere con Amazon e tra di loro, erano costrette a collaborare con Apple facendo fronte comune, pena la perdita di un capitale.

La situazione che stava venendo a crearsi sarebbe stata simile a quella nel nostro Parlamento: due poli opposti, in questo caso Apple ed Amazon, avrebbero gestito bipartiticamente l'intero mercato dell'editoria digitale, stritolando la concorrenza fino a che l'uno non avesse annientato l'altro ("Nessuno dei due può vivere se l'altro sopravvive…"). Pensate che il prezzo degli eBook era aumentato del 18% grazie a questa simpatica mossa istigata dai piani alti di Apple.

Dite che è una mossa intelligente che fa bene al mercato, e soprattutto che tutela i rivenditori minori, gli imprenditori, i lettori, per Giove? Ecco, signore e signori, una chiara dimostrazione che, a volte, l'intervento statale non è necessariamente da considerarsi il male comunista, e che non sempre una "sana" competizione aziendale giova al consumatore.

Sara D'Agostino

Book nerd D.O.C., crede nella Forza come religione e ha una dipendenza da asciugacapelli. Da vera strapezzente, ha percorso la rotta di Kessel in meno di dodici Parsec.

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