Chi ha paura dell’eBook? Noi no!

Mercoledì io e il caro Michele Marcon siamo andati ad accendere un cero davanti alla tomba di Dante. Non è vero, ma ci siamo passati davanti: eravamo ai Chiostri Francescani di Ravenna per partecipare alle giornate dell'e-commerce. In particolare, abbiamo parlato dello strettissimo legame tra eBook e social network alla conferenza Chi ha paura dell'eBook?, presidiato dalla grandiosa Sara Reali della Confesercenti. Insieme a noi sono intervenuti Maurizio Dalla Gassa, che ha spiegato ai librai come vendere eBook in libreria si possa eccome, anzi non c'è nulla di strano (soprattutto grazie a Winvaria), e Valentina Ginepri, che ha presentato il servizio bibliotecario ScopriRete di Romagna, grazie al quale anche gli eBook possono essere presi in prestito.

Durante il nostro intervento, battezzato in una notte di camomille Editoria 3.0: la letteratura socialabbiamo detto più o meno quanto segue. Un po' di più, magari, ma cosa volete, Marcon una volta partito è difficile fermarlo.

Leggere è di per sé un’attività semi-asociale: ti metti lì nell’angolino e leggi, non sei qui ed ora ma lì e allora, su un altro piano mentale. Rendere sociale la lettura significa portare l’attività a tutto un altro livello: condividere la propria passione per i libri e parlare di libri come se non fosse un tabù. Perché è, in fondo, un po’ un tabù, ammettiamolo: la letteratura è il vezzo dello snob intellettuale che se la crede un sacco e ha una gran puzza sotto il naso. Parlare di letteratura si deve, altrimenti diventa noiosa, e con i social network è più facile farlo. Cioè, si faceva anche una volta, quando non c'era Dragon Ball e la gente (soprattutto chi leggere non sapeva farlo) per intrattenersi si raccoglieva attorno ai bardi, che raccontavano storie incredibili. E anche adesso, si può parlare di libri anche al bar, ma difficilmente ne uscireste impuniti se osaste sfoggiare cultura in pubblico: avete mica una laurea in letteratura, e poi anche se ce l’aveste le medaglie le ho lasciate nell’altra borsa. No no, i social media costituiscono un vantaggio incredibile in quanto ad immediatezza, semplicità, paraculaggine: sono un ottimo cuscinetto contro le critiche, permettono di esprimersi liberamente senza doversi prendere la responsabilità dell’imbarazzante compresenza fisica quando nessuno è d’accordo con te. Poi offrono più riscontro, più confronto, ampliano la rete sociale – invari modi e a seconda del social prediletto.
Dunque una buona parte di lettori è sui social per parlare di libri, perché tutti possono parlare di libri, non importa essere esperti o avere qualifiche: è il lettore il destinatario ultimo del libro, bisogna lasciarlo parlare. Ecco perché se l’editore/retailer/scrittore si rivolge al lettore esattamente come si rivolgerebbe al collega o all’esperto ha già vinto: partecipa nel debellare l’ansia da prestazione del lettore medio che magari ha timore di dire quanto l’ultimo libro che ha letto non gli sia proprio andato giù. La figura dell’esperto perde di valenza grazie al social network, risalta invece il lettore nella sua unicità ed originalità. Hanno stravinto quegli editori che retwittano le recensioni scritte dai comuni mortali proprio di seguito a quella del famoso giornalista, proprio come hanno vinto la Dove o Marieclaire mettendo in posa modelle che modelle non sono, sono persone normali.
Chi sta dalla parte dei bottoni oramai ha capito che non può non investire sui social: l’editore/retailer/scrittore deve assolutamente creare un rapporto interpersonale quasi diretto con il lettore, o perlomeno aprire un dialogo, partecipare al discorso sui libri come in un simposio, piallando trasversalmente il discorso dei ruoli (tipo tu leggi, io pubblico, lui scrive, e che sia ben chiaro). La relazione col lettore è fondamentale per diversi motivi:

  • in primis, siamo oramai abituati all’idea di essere individui unici, particolari, rari ed originali: non potete appiopparci libri ed offerte editoriali prodotte in serie e pretendere che le accettiamo così passivamente. Ci serve un’offerta sartoriale;
  • i social sono una fonte inesauribile di dati e metadati: saperli raccogliere ed interpretare può decidere il destino di un editore. Il loop infinito dei social vede l’editore raccogliere dati per stabilire una relazione con il lettore perché il lettore compri il libro dell’editore cosicché l’editore possa sapere cosa proporgli la prossima volta che vorrà vendergli un libro e si troverà a raccogliere altri dati. Tirate aria. Eccetera;
  • i social network svolgono un servizio di informazione molto più rapido, incisivo ed efficace rispetto ai media tradizionali: è la consegna della cultura a domicilio. Ci siamo abituati a questa forma di informazione, non la molleremo mai più, è troppo comoda e noi troppo pigri;
  • i social network sono ottimi strumenti comunicativi e con un ampio range. Fungono perfettamente da trailer per eventi dal vivo, ai quali magari il lettore di una volta non sarebbe andato perché cosa vuoi, è roba da acculturati io cosa c’entro.

La fantastica Silvia Dell’Amore diceva a L’Espresso proprio questo Settembre che:

Al centro di tutto c’è l'esperienza di lettura con quanto ne consegue. In quest’ottica, i social sono un validissimo strumento per diffondere la letteratura e mantenerla sempre viva e stimolante: divertirsi con i lettori, dialogare con loro, proporre contest e giochi senza, però, ridurre il tutto a mero citazionismo o ad hashtag simpatici, non può che giovare al mondo editoriale, sia perché permette a chi si occupa di libri di entrare in contatto diretto con i propri lettori, sia perché in questo modo chiunque può avvicinarsi ai libri e alla lettura senza "ansia da prestazione".

Per vendere libri ed eBook difficilmente si possono evitare i social network, ma per tutte le ragioni di cui sopra e probabillmente anche per altre, non ha più senso organizzare grandi campagne marketing mirate a grandi pubblici, come si faceva una volta: quello che ha senso fare è organizzare piccole campagne, mirate a piccoli e specifici gruppi, micro–blitz purché incisivi e ravvicnati tra loro. Mi dicono che questo si chiama Guerrilla Marketing.
Gli eBook hanno contribuito incisivamente nel progresso della letteratura sociale: a parte l’immediatezza d’acquisto e lettura (dato che è un po’ come giocare in casa vendere/acquistare eBook tramite i social), gli eReader – lasciamo per il momento perdere i Tablet – costituiscono uno strumento di lettura sociale geniale. Uno legge, ha a disposizione mille eBook nella sua libreria virtuale, e può condividere sul suo social preferito in modo assolutamente immediato il passaggio mozzafiato di quel libro lì. Senza dimenticare i reward (che ci piacciono tanto), ovvero i badge con i quali ad esempio Kobo ti premia se – che ne so – è la quinta volta che leggi dopo le 8 di sera, o in aeroporto, o hai sfogliato 12 pagine in 12 minuti. Collezioni le medagliette, le condividi su Facebook, fai a gara a chi ne ha di più con gli amici.
Tutto questo serve certamente a rendere ancora più bello qualcosa che già era bello in partenza: leggere. Tutto in compagnia è migliore, leggere non fa di certo eccezione, e a chi dice che questa ciliegina sulla torta è solo, appunto, un decoro grazioso, ricordiamo lo scopo ultimo: rendere la letteratura, la cultura, accessibile a tutti, in tutti i modi in tutti i luoghi in tutti i laghi.

Sara D'Agostino

Book nerd D.O.C., crede nella Forza come religione e ha una dipendenza da asciugacapelli. Da vera strapezzente, ha percorso la rotta di Kessel in meno di dodici Parsec.

4 Commenti
  1. L’eBook è un ottimo strumento di diffusione della letteratura e in + è molto comodo e leggero…direi uno strumento Intelligente ed utile, quindi perchè averne paura?