Controllo del digitale o no? Mistero.

L'atteggiamento nei confronti dei prodotti digitali è fortemente diviso, sia tra gli acquirenti dei prodotti sia tra i produttori ed i distributori. Perchè i prodotti digitali sono immateriali, su di essi si ha fisicamente poco controllo, dunque si ha sempre il problema di come regolamentarne l'utilizzo per monetarizzarlo sistematicamente evitando la pirateria. Per quanto riguarda l'editoria, in molti si oppongono ancora con forza al digitale, spesso difendendo la propria posizione con argomentazioni tecniche: l'imposizione del DRM.

Come ovviamente tutti sapete (vero?) il DRM (Digital Rights Management) gestisce i diritti d'autore del prodotto digitale, spesso impedendo che tale prodotto venga copiato/incollato, dunque impedendo che il file in questione passi di mano in mano senza essere pagato da ognuno dei suoi fruitori. Questo previene (o tenta di prevenire) la pirateria. Poi è anche vero che, volendo, il modo di aggirare l'ostacolo DRM si trova nemmeno troppo difficilmente, tant'è che il dibattito sul futuro di questa "marcatura" è ancora aperto e in molti spingono versu un futuro privo di DRM. Ma voi questo già lo sapevate.

Ora, quello che forse non sapete è che Amazon ha ottenuto, il 29 Gennaio, la licenza ufficiale dagli Stati Uniti per la rivendita e/o il prestito di prodotti usati (che v'appoggio qui). Questo riguarda ogni tipo di prodotto digitale, dunque musica, App ed eBook. Amazon, con la licenza ottenuta, fungerà fondamentalmente da "servizio bibiotecario" noleggiando eBook usati, nonchè da rivenditore. I DRM degli eBook consentiranno un limite massimo di spostamenti e/o copie per prodotto per regolarne e controllarne l'utilizzoQuale impatto avrà questo nuovo servizio sugli introiti di editori e scrittori?

Dico che l'atteggiamento nei confronti dei prodotti digitali è profondamente diviso pensando ai videogames. Sono anni che sento parlare di servizi come Steam, che permettono di acquistare giochi online ed usufruirne se e solo se connessi alla rete di tale servizio. E anche per quanto riguarda l'acquisto in negozio di videogames, ho sentito da questa fonte qui che Microsoft ha stabilito come, d'ora in poi, per giocare con l'XBOX il dispositivo dovrà necessariamente essere connesso ad Internet, per la costante verifica dell'autenticità del prodotto che si sta utilizzando. Quello che succedeva prima e comunque fino ad ora, invece, è che una volta acquistato un videogame questo poteva essere restituito al negozio, che lo rivendeva a sua volta a terzi, intascandosi però tutto il profitto, a quel punto.

Ecco, onde evitare situazioni simili Microsoft ha deciso così: a ognuno il suo e chiuso. Il che, se riuscite a vedere il nesso nel mio discorso, è abbastanza la tendenza opposta a quella che stiamo osservando nel campo dell'editoria digitale: nascono librerie e biblioteche online ogni giorno, ovunque, nascono come funghi. Siamo di fronte ad una situazione analoga a quella dell'avvento del formato musicale MP3 e stiamo osservando approcci differenti alla questione.

Riassumiamo la situazione. Abbiamo vari prodotti digitali gestiti in modo diametralmente opposto: da un lato si assume il controllo totale del prodotto (i videogames), dall'altro si lascia un margine ampio di controllo ed anzi si tende sempre più a sbarazzarsi di ogni tipo di controllo del prodotto (gli eBook).

Io mi chiedo: è giusto trattare diversi prodotti digitali in modo diverso? Ha senso limitare l'utilizzo di un prodotto ad una singola persona fisica e su un singolo device? Ed ha senso, dal lato opposto, trattare un prodotto digitale come se fosse fisico e materiale, dunque esporlo a facili manomissioni ed alla pirateria? Gli eBook affameranno gli scrittori?

Mistero.

Sara D'Agostino

Book nerd D.O.C., crede nella Forza come religione e ha una dipendenza da asciugacapelli. Da vera strapezzente, ha percorso la rotta di Kessel in meno di dodici Parsec.

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