Editoria digitale in Italia: una rivoluzione mancata?

Era la fine del Quattrocento, e l'editoria libraria di allora veniva sconvolta da un'invenzione ai limiti della fantascienza: la stampa. A guardarla adesso la consideriamo un'evoluzione straordinaria, senza la quale il mondo come lo conosciamo non esisterebbe. Ma allora non tutti gli operatori del settore editoriale ne furono entusiasti: è normale, i grandi cambiamenti non sono facili da digerire, soprattutto per gli animi conservatori e per chi dal cambiamento rischia di vedere il suo business danneggiato – pensiamo dunque a tutti gli amanuensi, copisti e calligrafi che a causa del rivoluzionario torchio persero il lavoro: uno su tutti, Filippo Da Strada con la sua celebre filippica contro la «stampa meretrix». 

Ecco, tutto questo per dire che col digitale forse il mondo del libro sta vivendo un'altra rivoluzione. Ho detto forse, perché se si leggono i dati, qualche dubbio viene: un paio di settimane fa, in occasione dell'eCommerce forum, Casaleggio Associatha presentato l'edizione 2015 del rapporto sull'eCommerce italiano, e come al solito i numeri riguardanti la vendita di libri fanno, come si suol dire, cascare le braccia.  L'editoria vale solo il 2% di un mercato, quello dell'eCommerce, che cresce dell'8% all'anno (che non è poco), e le sue prospettive di crescita non sono esaltanti; è sempre un miglioramento rispetto all'anno scorso, quando valeva l'1,9%, ma per l'appunto è un miglioramento irrisorio rispetto a quello del mercato dell'eCommerce tout court. Se si da un'occhiata agli altri settori coinvolti nella ricerca, il cascamento di braccia rallenta un pochino: i veri giganti dell'eCommerce sono il turismo (30%) e il tempo libero (non si sa bene in cosa consista, solo che è composto quasi per metà dal mercato delle scommesse, ma è l'eminenza grigia degli acquisti online, ne assorbe il 49%); seguono assicurazioni, elettronica e centri commerciali; alla pari con l'editoria al 2% c'è la moda. Per il 2015 si prevede per l'editoria una crescita del 16%, forse dovuta anche alla recente  parificazione fra libro e eBook a livello fiscale; in ogni caso la crescita prevista resta inferiore a quella che sarà la crescita di altri settori, come la moda. 

Dunque i Filippo Da Strada di oggi, che immaginano con terrore scenari futuri in cui le librerie fisiche sono state spazzate via dai mostri della rivoluzione digitale, possono dormire sonni tranquilli. Gli eBook valgono il 5% dell'intero mercato editoriale, e la loro crescita è piuttosto lenta. Il problema è che nel settore editoriale italiano l'unico comparto a crescere è proprio quello del digitale, che però resta marginale in tutti sensi, e l'agevolazione dell'IVA al 4% estesa anche agli eBook sembra poca cosa rispetto alla scarsa rappresentanza dell'editoria all'interno del vasto mercato dell'eCommerce.

Ovviamente il problema è sempre a monte, e il fattaccio è che gli italiani leggono poco eccetera eccetera; è vero, però è anche vero che il 15% degli italiani che nell'ultimo trimestre del 2014 hanno navigato in internet hanno comprato e letto degli eBook. Tuttavia va anche detto che a quanto pare gli editori italiani, anche i più grandi, non hanno saputo cavalcare l'onda dell'evoluzione digitale, che rischia di essere solo una rivoluzione mancata

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