Steve Jobs: la storia giudicherà

Quando muore un uomo è sempre una triste notizia. Quando muore un uomo che ha cavalcato, guidandola, la storia tecnologica e culturale degli ultimi trent'anni – come Steve Jobs – finito il cordoglio ed elaborato il lutto, si apre il momento delle riflessioni. Noi di Finzioni, come tutti quelli che abitano la Rete, non possiamo esimerci da una prima riflessione.

Gli uomini che han fatto la storia, i leader, s'assomigliano un pò tutti nel loro carattere. E per certi versi anche nelle loro vicende. Scriveva il Manzoni in un'ode famosa:

La procellosa e trepida
Gioia d’un gran disegno,
L’ansia d’un cor che indocile
Serve, pensando al regno;
E il giunge, e tiene un premio
Ch’era follia sperar.

Il soggetto non era Steve Jobs naturalmente. Il regno nella contemporaneità è la Apple e il premio è stato realizzare un'azienda capace di entrare in concorrenza con le 32 banche più importanti del mondo. Nel gioco raffinato e crudele del capitalismo contemporaneo, Steve Jobs era un fuoriclasse.

Nel film I pirati della Silicon Valley viene rappresentato come un ragazzo estroverso, caparbio, versatile, ma soprattutto leader: un ragazzo che ha trasformato la sua visione nella rivoluzione tecnologica di più generazioni. Ma a scanso di ogni omologata retorica, quello che qui ci piace ricordare è che quell'innovazione tecnologica ha permesso la diffusione – certo controllata, a pagamento, eppure massiva – di infiniti contenuti; e quindi ha consentito anche alla letteratura di aprirsi strade nuove. Questo fa di Jobs nella nostra memoria un innovatore speciale. E ne fa anche uno storyteller in un certo senso: non si può negare che il successo dei prodotti Apple risieda, oltre che nelle loro intrinseche qualità, nella macchina mitologica che Jobs è riuscito a costruire: si guardino i commenti e i necrologi in giro per la rete e se ne avrà un'idea. Jobs ha costruito prodotti ma soprattutto ha costruito un immaginario intorno a quei prodotti che li rendeva e li rende ancora altamente desiderabili. Scriveva Severgnini, al momento del passaggio di consegne a Cook, che Jobs è una testa inimitabile, una vicenda imprevedibile, un successo irriproducibile. La mela a cui è stato dato un morso: un simbolo che si spiega da solo, un intero corredo visionario.

Tant'è che abbiamo dato alle sue creazioni i nomi che lui ha progettato per loro; scrive Ciccio Rigoli su Il Colophon: il suo computer lo chiamiamo semplicemente Mac e non certo "il computer", il suo lettore musicale lo chiamiamo iPod, il suo tablet lo chiamiamo iPad. Lui ha dato nomi propri alle cose. Mister Gladwell su The New Yorker racconta che nel momento in cui Jobs vide il prototipo di un pc alla Xerox all'inizio degli anni '70, nella sua testa quello era già un Mac. Voleva creare un computer popolare e quando gli imprenditori gli chiedevano che se ne sarebbe potuto fare il popolo di un computer, lui li guardava con sfida, e ridendo, girava i tacchi e procedeva oltre, finendo poi per inventare la mucca viola, quel modo straordinario di distinguersi dagli altri, frutto di coraggio e visione. Che gli avrebbe dato gloria non solo futura ma immediata e terrena. E il giunge, e tiene un premio ch’era follia sperar.

Quando lo abbiamo intervistato abbiamo scoperto però anche la solitudine del visionario e il lettore di filosofia: colui che ha introdotto una nuova gestualità nel rito sacro della lettura, era anche uno che si formava sui classici. La sua biografia è gettonatissima da mesi, il numero di prenotazioni parla da solo.  Ma la letteratura su Jobs prolificava già. Un motivo tra tutti: il papà della Apple ha fatto scuola e innovazione nel marketing. Titoli come Pensare come Steve Jobs, Nella testa di Steve Jobs sono solo esempi di cosa quest'uomo possa aver suscitato nell'editoria. Ma la letteratura ancora più sensazionale è quella che lui stesso ha creato dando vita, forma, espressione al marchio AppleLa procellosa e trepida gioia d’un gran disegno. Un disegno che oggi vale 350 miliardi di dollari.

Se credessimo ancora agli eroi, diremmo che Steve Jobs lo è stato. Ma gli eroi, ora lo sappiamo, hanno sempre un lato oscuro. Il tempo, e la curiosità di chi vorrà comprendere quale è stato il ruolo di quest'uomo nella contemporaneità, s'incaricheranno di giudicare.

La Redazione

La Redazione

Menino vanto altri delle pagine che hanno scritte; il nostro orgoglio sta in quelle che abbiamo letto

5 Commenti
  1. Mi permetto di segnalare un libercolo uscito giusto un anno fa, che proprio di Apple e di Jobs parlava, con un tagli oggi ancor più interessante, visto che sommamente alternativo alla vulgata corrente:
    Collettivo NGN, “Mela marcia La mutazione genetica di Apple”, Agenzia X
    http://www.agenziax.it/?pid=43&sid=30
    Libro pubblicato sotto licenza Creative Commons e liberamente scaricabile dal sito dell’editore (Pdf) e altrove (Simplicissimus, in ePub).

  2. Complimenti!
    Non avevo letto la vs intervista a Jobs; e non sapevo che jobs amasse la filosofia e avesse letto Epitteto. Il suo lato oscuro (se c’è) potrà interessarci per amore di verità. Ma resta l’esempio di un uomo che ha saputo inseguire il suo sogno e vivere (e soffrire) con coraggio. Io l’ho definito “filosofo stoico”, ma non immaginavo avesse frequentato Epitteto.

  3. Solo con una cultura trasversale si può diventare un Genio, come Steve. Ha dimostrato al mondo che la tecnologia può essere qualcosa da usare anche per divertimento e non solo per lavoro e il suo pubblico gli ha dato ragione.

    #iSad!