Ipotesi di complotto: lost in digitalisation?

Avvertenza: questa non è una cosa del tutto seria.

Un po' di tempo fa (il 15 Aprile) è uscito un articolo parecchio interessante su The Good EReader riguardo alla possibilità che i nostri eBook possano essere stati alterati.

Nel senso. Tu compri un eBook, magari Le Avventure di Huckelberry Finn — l'articolo portava questo esempio — i cui diritti sono svincolati da un bel pezzo, dunque in realtà lo acquisti a costo zero, è in regalo. Spesso capita, con titoli con un'età pari o superiore al centinaio di anni. Comunque, in tali circostanze l'eBook in questione è alterabile e modificabile un po' da chiunque, in quanto privo di DRM. Beh… come fai a sapere, in poche parole, che quello che stai leggendo è davvero Le Avventure di Huckelberry Finn? E che qualche buontempone non abbia invece pensato bene di modificare e rimettere in circolazione una versione modificata dell'opera di Mark Twain? Magari con un esaltante capitolo in cui Huck spia un paio di soldati in licenza e viene a scoprire dov'è sepolto il famoso oro di Lincoln?

La teoria non è assurda, pensandoci bene. L'articolo continuava con l'esempio della povera opera di Twain, mutilata e martoriata perché infarcita di termini diciamo troppo coloriti per la puritana educazione pubblica americana. Al punto tale che il testo non rientrava più tra i testi obbligatori ma tra quelli facoltativi, finché non fu riadattato per un pubblico di minori. Ora, immaginiamo per un momento di leggere il Decamerone del Boccaccio ripulito da qualsiasi tipo di volgarità. E poniamoci delle serie domande su quanto la forma influenzi il contenuto, ma dopo averlo fatto andiamo avanti.

Come possiamo sapere che i nostri eBook non siano stati rimaneggiati da un bizzarro personaggio dalle forti convinzioni, magari la cui missione è sostituire la parola "Buongiorno" con un meno formale "Bella zio"? Noi leggiamo il nostro eBook e pensiamo magari ad un errore di traduzione, magari ci informiamo meglio presso l'editore, persino, ma a loro non risulta, perché hanno una versione del file ancora inalterata. Poi magari controllano la versione sul loro sito ufficiale, e anche quella è a posto, questo perché l'eBook noi l'abbiamo comprato da Amazon e la risposta che, a questo punto, ci becchiamo  e ci dobbiamo pure tenere  è che «non possiamo controllare tutti i nostri testi presso tutti i nostri rivenditori ogni giorno», giustamente.

E quindi, come facciamo a sapere cosa stiamo leggendo? Già per i titoli esteri con la traduzione vanno perse troppe cose, particolari, giochi di parole, sottintesi, ammiccamenti. Quella sarebbe già una perdita sufficiente. Ma sottoporre un'opera ad un'ulteriore revisione per il digitale forse potrebbe rivelarsi un colpo troppo duro per l'integrità del testo. Sia che questo secondo rimescolamento sia richiesto da un'ordine superiore (vedi il povero Huck), sia che Chtulu in persona l'abbia imposto ad un suo servo, semplicemente per incasinarci la vita. Dobbiamo forse comprare la versione cartacea di ognuno dei nostri eBook, solo per controllare? Che senso avrebbe un eBook, a quel punto? No, l'unica è fidarci. Se poi, Harry Potter alla mano, non stiamo leggendo esattamente lo stesso libro… pazienza? Davvero?

E tutta questa teoria pane e complotto non può che richiamare alla mente l'Uomo che forse per primo aveva formulato l'ipotesi: Zerocalcare, nella vignetta Captcha del Gennaio 2012 (da cui un libero estratto in copertina) aveva già richiamato l'attenzione sui pericoli della letteratura digitale e del lost in translation. A questo punto, molto meglio leggersi la vignetta, spaccarsi dalle risate e godersi il weekend. Con la consapevolezza che la letteratura non smetterà mai di mutare e sorprenderci.

Sara D'Agostino

Book nerd D.O.C., crede nella Forza come religione e ha una dipendenza da asciugacapelli. Da vera strapezzente, ha percorso la rotta di Kessel in meno di dodici Parsec.

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