La natura di un eBook

Un eBook può realmente considerarsi un libro? In questo articolo si parlava delle differenze tra un libro ed un eBook: il primo è un oggetto, il secondo è, in verità, un software. Un software (o programma – puntualizzo perchè mia mamma sta leggendo) non può fisicamente subire limitazioni di spazio nè di tempo, anzi, un software ha in effetti il dono dell'ubiquità: un singolo software può essere utilizzato simultaneamente da più persone in luoghi diversi nello stesso momento. Un libro questo non lo può fare, un libro ha delle copie fisiche e materiali che suppliscono tale superpotere. Neppure il contenuto di un eBook è del tutto simile a quello di un libro, perchè entra in gioco l'interattività della sua natura di software.

Dunque un eBook non è un libro. E se non è un libro, allora non può essere assoggettato alle stesse leggi che regolamentano la compravendita di libri. Un eBook è un software, e come tale dev'essere trattato.

La premessa era più un ragionamento per introdurvi una notizia, giuro, non era solo diletto nel condividere sofismi. È che l'altro ieri (1 Aprile e no, non era una gag) un giudice della Corte Suprema di New York si è pronunciato contro ReDigi riguardo alla rivendita di eBook usati. E io, alle prime, ci sono rimasta un po' male, perchè vedevo la questione come l'ingiusto utilizzo di due pesi e due misure per il giudizio di un'unica cosa: il libro. Mi sono molto interrogata sulla natura dell'eBook, e più in generale del contenuto digitale.

ReDigi è la prima piattaforma al mondo per la compravendita di materiale digitale usato, ed esiste dal 2011. Riguardo alla decisione della Corte Suprema, ReDigi si è difesa asserendo come non sia in effetti stato duplicato alcun contenuto del materiale digitale rivenduto, ma il giudice non ha sentito ragioni: è illegale vendere ed acquistare eBook usati. Il problema, ora, è che grazie a questa sentenza Amazon ed Apple si troveranno (di nuovo) nei guai. Infatti vi avevo parlato di come Amazon avesse ottenuto la licenza per la rivendita di materiale digitale (lo so che non leggete tutti i miei articoli, fingo di sì per coccolarmi). Ebbene, anche Apple ha ottenuto, lo scorso 8 Marzo, una licenza simile che prevedeva provvigioni per scrittori ed editori. Ok, e adesso?

ReDigi svolge anche funzione di controllo copyright sui file musicali caricati nel database cloud. Nel 2012 la Capitol Records (casa produttrice musicale) ha fatto causa all'azienda, accusando quest'ultima di violazione di copyright. L'ingiunzione preliminare era stata negata nel Febbraio 2012, dunque si è ancora in attesa di un verdetto. I file musicali saranno trattati alla stregua degli eBook?

Il contenuto digitale, in definitiva, non può essere rivenduto come usato, un software non può essere riciclato in alcun modo: una volta acquistato è tuo, non te ne liberi. Vero anche che non ingombra e non inquina. Ma questa sentenza, proibendo il trattamento di un eBook alla stregua di un libro tradizionale, nega la natura stessa di libro agli eBook. Spero di non risultare troppo contorta.

Una casa editrice, dicono un paio di dizionari qua al mio tavolo, è un'azienda/associazione che produce e distribuisce testi. I testi in questione possono essere di varia natura: letterari, musicali, artistici. Può dunque la digitalizzazione cambiare completamente la nostra concezione di "editore", la concezione stessa di "testo"? Perchè un editore di eBook non produce testi propriamente detti bensì software, programmi per la lettura di testi. Se sì, siamo pronti per assimilare una concezione nuova di Testo? Sto dicendo cose che hanno senso?

Sara D'Agostino

Book nerd D.O.C., crede nella Forza come religione e ha una dipendenza da asciugacapelli. Da vera strapezzente, ha percorso la rotta di Kessel in meno di dodici Parsec.

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