Per uno Showrooming consapevole

Photo credit: Vanity Blog

Cattive abitudini dei lettori. Continuano i problemi con la digitalizzazione: questa volta non si parla di e-book ma di book store on-line.
Il problema, che è stato di recente osservato dalla Bookseller Association nei lettori inglesi, è la diffusione del fenomeno dello showrooming nelle librerie.

Che significa showrooming? È un attività che presenta un lato positivo e uno negativo.
Il lato positivo è che le persone che amano i libri amano anche andare in libreria e continuano ad andarci. Il lato negativo è che ci vanno solo a “dare uno sguardo” come se la libreria fatta di mattoni e scaffali sia una sorta di espositore in cui tastare e testare la merce.
Si esce il pomeriggio, si fa un giretto in centro, si entra in libreria e si comincia l'attività di showrooming: sfogliando, annusando, leggiucchiando, confrontando… tutto questo è bellissimo. Scommetto che sta venendo anche a voi voglia di dedicare qualche mezzoretta dei vostri pomeriggi a questa attività. Fate bene, infatti fin qui non c'è niente di male.

Il brutto viene dopo: gli showrooming addicted dopo aver passato interi pomeriggi a bighellonare tra gli scaffali annusando, soppesando, sfogliando e leggiucchiando a destra e a manca; escono belli contenti dalla libreria senza aver fatto neanche un acquisto, ma con in tasca una lista dei libri da comprare, con lo sconto, sui bookstore on-line! Vergogna! Vergogna!

Questa vergogna in Inghilterra, secondo il report svolto dalla Bookseller Association, dovrebbe arrossare le guance del 63% degli acquirenti, su un campione di 2045 lettori.
Per la maggior parte sono giovani tra i 16 e i 24 anni a adottare questa tattica di risparmio, probabilmente perché sono più abituati rispetto agli over 55 agli acquisti on-line.

Il problema non riguarda solo l'Inghilterra, quanti di voi non hanno mai praticato lo showroming nelle librerie? A me capita spesso. Purtoppo i libri costano, e acquistarli scontati è sicuramente un vantaggio.
Il punto è che i librai annaspano e noi, che amiamo tanto i librai e le librerie, soprattutto quelle indipendenti (qui le prove) non vorremmo arrivare un bel giorno davanti alla nostra libreria di fiducia e trovarla chiusa, no?

Quali potrebbero essere le soluzioni in un mondo in continua rivoluzione in cui l'imperativo è spendere meno?
Ci sono diversi modi che potrebbero portare il lettore all'acquisto in libreria; vediamo di esplorarne qualcuno.

– La legge: nel 2011 in Italia è entrata in vigore la legge che vieta ai negozi di applicare sconti superiori al 15%, massimo 20% nelle occasioni speciali. Si sa che ad applicare sconti maggiori erano per lo più le librerie on line, contenendo la loro concorrenza si avvantaggerebbero le librerie tradizionali. Potrebbe sembrare una buona soluzione, anche se solleva diversi dubbi. Si parla sempre della necessità di aumentare il numero di lettori e poi si fa una legge che impedisce di diffondere la lettura anche attraverso gli sconti? E qui mi fermo, chi vuole approfondire può leggere questo articolo.

–  Le detrazioni: alcune istituzioni come l'Accademia della Crusca, l'Accademia dei Lincei, Casa Boccaccio, Casa di Dante, Casa Manzoni, Casa Pound (no, Casa Pound no), l'Accademia delle Scienze, la Fondazione Gramsci e la Società Dante Alighieri hanno pensato che potrebbe essere un incentivo alla lettura offrire alle famiglie la possibilità di detrarre i libri dalla dichiarazione dei redditi. Anche questa iniziativa presenta pro e contro (per saperne di più vi consiglio di leggere qui), ma potrebbe essere utile a disincentivare lo showrooming.

– I Festival: studi clinici dimostrano che chi partecipa ai festival letterari sviluppa un'empatia nei confronti, non solo della letteratura, ma dell'intera filiera del libro. Elemento che porta i lettori a comprare non solo col cervello ma anche col cuore, pensando con lungimiranza a dove andrà a finire quel 15% in più speso per un libro e si è scoperto che ai lettori fa piacere che vada nelle casse delle librerie cittadine.

Ovviamente non dobbiamo demonizzare gli store on line, mai dannu tènganta (che non abbiano mai a subire danni), direbbero in Sardegna, solo sarebbe meglio diversificare i nostri acquisti, pensando un po' di più all'ecosistema nel quale abitiamo, che poi la vita è tutto un circolo.

Sara Cocco

Il mio pallino per l'editoria digitale si è rotto come un uovo, ed è finalmente nata Regina Zabo edizioni, ora faccio il direttore.

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