Riflessioni sulla pirateria digitale

Avete mai visto C.S.I.? O Dexter? O uno di quei telefilm al limite dello splatter che in pratica ti insegnano passo dopo passo ad ammazzare/torturare la gente con efficienza e senza lasciare la minima traccia? Ecco. E avete presente come i giornalisti abbiano la stessa tendenza a raccontare dettagliatamente i crimini più cruenti e le tragedie più sanguinose? In molti dicono "è giusto che la gente sappia", altrettanti dicono "sì, ma lo sapevo anche se dettagliavi meno sai". Si riduce tutto al soddisfare il gusto dell'orrido: chi ce l'ha, chi non ce l'ha. Il gusto dell'orrido, però, non riguarda soltanto crimini come morti violente o sanguinose tragedie: può riguardare qualsiasi tipo di crimine (o "crimine", a discrezione vostra).

Ecco, leggevo un bell'approfondimento su un quotidiano, uno di quelli davvero importanti e a grande tiratura nazionale (di cui non faccio il nome per ragioni che capirete tra un attimo), che trattava di pirateria digitale e dowload illegale di eBook, e vi dico: se non avete mai scariato illegalmente un eBook, vorreste farlo ma non sapete da che parte cominciare, potete tranquillamente leggere la prima parte dell'articolo e basarvi su quello. In pratica, la prima parte dell'articolo elenca dettagliatamente una serie di torrent dai quali scaricare in pochi secondi questo o quell'altro bestseller.

Ora, tutti saprete che non è il caso di infilare opinioni personali in un articolo di news (anche se si tratta di eNews e ad Agosto non mi legge nemmeno mia mamma), e nonostante tutto è difficile non lasciar trapelare la mia personalissima opinione quando scrivo quanto segue nel modo più neutro che mi riesce: la pirateria informatica è illegale e, benchè questo reato non possa essere paragonato per gravità/entità ad un omicidio, compito del giornalista dovrebbe essere di riportare il fatto in sè ed informare il popolo sull'avvenuto reato. Inevitabilmente, informare il popolo sulle modalità con le quali questo realto è stato compiuto comporta che il lettore impari a compierlo, questo reato, se pure passivamente e senza averlo richiesto. Ovviemente, l'intento del giornalista non è assolutamente quello di insegnare metodi criminali, tuttavia così facendo il lettore li apprende comunque. Come dicevo prima, se non avete mai scaricato un eBook e non sapete nemmeno da che parte cominciare, una volta letto l'articolo sul famoso Quotidiano saprete esattmante come fare, anche se non era questo l'intento vostro nè di chi l'ha scritto (allo stesso modo, imparerete a menadito come sgozzare un orchetto leggendo Il Signore degli Anelli). Più neutro di così non mi viene di scriverlo.

L'articolo, poi, continua fornendo i vari dati sulla percentuale di eBook scaricati, sull'ammontare di probabili introiti tolti all'industria editoriale (che in questo periodo di crisi avrebbero proprio fatto comodo), ed il tipo di testi scaricati (dal bestseller al testo scolastico). L'articolo parla dei prezzi degli eBook, ancora troppo alti perchè un pirata informatico possa desistere dal suo intento, qualunque sia il fine. Francesco Rigoli di Simplicissimus Book Farm sostiene la necessità di essere ancora più competitivi sul mercato per evitare la situazione, abbassando ulteriormente i prezzi perchè davvero tutti possano acquistare eBook legalmente. Voi come la vedete, rispetto a questa proposta?

Per concludere, nell'articolo compare una riflessione sulle motivazioni che spingono un pirata a scaricare eBook illegalmente. Si riporta l'opinione di Giovanni Peresson dell'AIE:

[…] Ci sono poi i pirati che entrano in una logica di sfida rispetto ai sistemi di protezione anti-pirateria e quelli animati da motivazioni pseudo-culturali, per i quali il sapere deve essere a disposizione di tutti. […]

Ribadisco che non è mio compito, come redattrice di Finzioni Magazine, quello di esprimere opinioni personali riguardo ad una notizia riportata, e d'altra parte, come cittadina e come lettrice, mi spaventa che possa essere definito "pseudo-culturale" l'obiettivo della libera informazione, anche se la definizione è inserita in un contesto in cui si condanna il crimine della pirateria digitale, che indubbiamente uccide il diritto d'autore così come l'industria editoriale.

Mi piacerebbe lasciare a voi riflessioni, considerazioni e commenti sull'argomento.

Sara D'Agostino

Book nerd D.O.C., crede nella Forza come religione e ha una dipendenza da asciugacapelli. Da vera strapezzente, ha percorso la rotta di Kessel in meno di dodici Parsec.

1 Commento
  1. Il termine “pirateria” è affibbiato a una gamma di comportamenti così vasti che è difficile ribattere. La cultura libera è una cosa. L’hacking un’altra. Il file sharing un’altra ancora. Il mancato introito non esiste per definizione, al più c’è qualcuno che ne approfitta, dalle vecchie bancarelle (pare esistano ancora) ad alcuni siti web. In questi discorsi solitamente ci si interessa dell’autore solo a parole, quando è identificabile (non nel caso del software, per esempio), e mai del lettore o affine. Quella sulla “pirateria” è una campagna senza requie, che va dalle pubblicità al cinema (ricordo il caso esilarante del brano incluso senza diritto) ai DRM, che sono una dimostrazione più che lampante di ciò che si pensa in realtà del lettore. Richard Stallman, esponente di spicco della cultura libera, all’inizio degli anni 2000 si dichiarava contrario a qualsiasi contenuto digitale che gli garantisse meno libertà rispetto al libro cartaceo. Non è forse così con i DRM? Cory Doctorow, che a lungo ha limitato nella Electronic Frontier Foundation, nella prefazione al suo “Little Brother” spiega perché, oltre a essere sugli scaffali, il suo libro è distribuito sul suo sito con una licenza CC. E spiega anche, ai potenziali autori, che il loro peggiore nemico non è il mancato guadagno, ma l’anonimato. Le politiche anti “pirateria” non difendono realmente gli autori, così come iscriversi alla SIAE non ha mai garantito i diritti di nessun musicista, né redistribuito equamente gli introiti non mancati. Il fatto che debba pagare preventivamente una tassa sui dispositivi elettronici in grado di immagazzinare dati mi rende in qualche modo, non so, un criminale a priori?
    Sinceramente non posso provare simpatia per questa linea di pensiero. Con tutto il bene che voglio a chi ci lavora, e alcuni ho il piacere di conoscerli. Né credo che la “pirateria” danneggi l’industria più di quanto lo stia facendo l’industria stessa, ma questa è una personalissima opinione.