Se gli e-retailer italiani non pagano

In un articolo di venerdì 31 Gennaio su editoria-digitale.com, Giacomo Brunoro ha parlato a nome della casa editrice digitale americana con la quale collabora come direttore editoriale. L'editore si chiama LA Case Books, piccolo ma nel pieno della produttività, soprattutto nella fiction.

Quello che Brunoro ha dichiarato è che LA Case Books non venderà più eBook tramite e-retailer italiani perché questi, a quanto pare, non pagano. O almeno, non pagano mai nei tempi stabiliti.

LA Case Books aveva provato a distribuire i propri eBook con un primo retailer, una collaborazione durata un paio d'anni, retailer che ha fatto dannare l'editore già dalla prima scadenza di pagamento. LA Case ha quindi provato con un secondo retailer, ma anche in questo caso Brunoro racconta della trafila snervante per ottenere i pagamenti dovuti. Un terzo tentativo non c'è mai stato: LA Case Books ha ritirato tutti i propri titoli dal mercato italiano, optando per la distribuzione solo tramite i canali più grossi, Amazon, Kindle e Kobo, what else.

I giganti dell'e-commerce librario, almeno, pagano dice Brunoro, e chissà che non sia anche per questo che dominano il mercato (eh beh, chissà eh).

E non ci sono scuse che tengano, nel mondo informatizzato di oggi bucare un pagamento non è accettabile, soprattutto se parliamo di un pagamento a 90 giorni per cifre incassate nei sei mesi precedenti: in pratica un pagamento a un anno! Tra me e me speravo che non succedesse, speravo che le cose sarebbero andate a posto ma mi sbagliavo. A livello internazionale il provincialismo italiano nel gestire questi aspetti non è tollerabile.

Così Giacomo Brunoro conclude la sua arringa.

Non sono stati fatti nomi, ma noi sappiamo bene che di distributori eBook, in Italia, non è che ce ne siano poi tanti, quindi non si scappa. E si tratta di un articolo di denuncia, di un'accusa bella e buona nei confronti degli ex partner commerciali dell'editore, accuse di mancanza di serietà e professionalità. Cose serie insomma, non pettegolezzi.

Non abbiamo a disposizione conferme e/o altre fonti che possano confutare l'accusa di Brunoro, ma se quel che dichiara è vero allora non c'è da stupirsi se il digitale in Italia stenta a decollare ed il settore è in una crisi tanto nera. Perché forse è un po' nasconderci dietro a un dito, protestando che la crisi c'è dappertutto e soprattutto nell'editoria: è vero, siamo messi male e l'editoria è messa anche peggio, dappertutto, ma all'estero (anche solo nell'oltralpe) continuano a nascere progetti, fioccare novità, affermarsi nomi… come mai in altri paesi c'è chi sopravvive con l'editoria, e anzi si afferma nel mercato, mentre in Italia questo non accade? Ma soprattutto, in un'ottica un po' più ampia: era proprio necessario fare l'ennesima figura da poco?

Sara D'Agostino

Book nerd D.O.C., crede nella Forza come religione e ha una dipendenza da asciugacapelli. Da vera strapezzente, ha percorso la rotta di Kessel in meno di dodici Parsec.

3 Commenti
  1. Se è per questo gli editori non pagano – e basta. Nel mio caso, posso garantire col sangue che l’editore per cui ho scritto quotidianamente in questi ultimi 7 anni (Edizioni Master) mi deve 1 anno di notule arretrate. Un – maledetto – anno. Ben oltre l’assoluta mancanza di professionalità, decenza e legalità, una situazione del genere è una cancrena.

  2. @A.M., non so se quanto sto per scriverti potrà esserti utile, ma qualche settimana fa ci hanno segnalato questo blog:
    http://editorichepagano.wordpress.com
    Un blog di testimonianze di persone come te che, però, sono forse state più fortunate e hanno lavorato con editori che hanno sempre pagato. Se vuoi info più dettagliate, scrivimi in privato su twitter.

    (fyi) Per quanto riguarda i retailer, invece, non abbiamo tutt’ora confutazioni di sorta.

  3. Si, il blog lo conosco e lo seguo via feed. E secondo me ci vorrebbe pure un canale di segnalazioni per “Editori che NON pagano”. 😛

    Non è che mi lamenti particolarmente per la mia situazione personale, eh: Edizioni Master sembra essere refrattaria allo sputtanamento, di base mi sono fatto l’idea che non gliene freghi proprio niente dei collaboratori esterni.

    E infatti io non me ne frego assolutamente più nulla di loro e sono alla ricerca spasmodica di un lavoro off-line. Benissimo hanno fatto i publisher digitali a interrompere i rapporti con le cosiddette “aziende” italiane di settore. Sono spazzatura, quelle “aziende” che vogliono far pagare il rischio di impresa agli altri, quindi meritano di morire per inedia. Gli italiani si credono sempre i furbi della situazione, quando invece il più delle volte raffrontati agli altri facciamo solo la figura degli emeriti imbecilli. Inaffidabili. Digitale o meno, è sempre la stessa storia.