L’editoria italiana sui sentieri dell’innovazione digitale

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L'innovazione digitale può riguardare diversi aspetti del lavoro editoriale: quello della produzione, delle scelte editoriali e dell'editing; oppure il prodotto finito: libro, ebook o enhanced ebook?

Questo è il momento in cui si deve lavorare di fantasia, fare proposte nuove, ripensare il lavoro editoriale e cercare di capire in quale direzione andare. È eccitante.
 
Nel Regno Unito, ad esempio, Unbound pubblica utilizzando il sistema del crowdfounding sia libri che ebook: l'innovazione coinvolge soprattutto il processo di selezione dei manoscritti che viene affidato alle folle, il prodotto resta tradizionale.

In Italia invece le nuove casette  editrici digitali sembrano essere affezionate al ruolo di mediatore culturale dell'editore. Diversamente da  Unbound nutrono qualche riserva sulla saggezza della folla.

Qui da noi l'innovazione sembra aver preso una direzione diversa; i cambiamenti maggiori si concentrano sul prodotto piuttosto che sulla produzione.
40k sposa la filosofia dello short is more: ebook lunghi quanto la storia, soprattutto non-fiction, e, ciliegina sulla torta, pubblica in più lingue contemporaneamente per sfruttare le potenzialità della rete e collocare il proprio mercato fuori dai confini nazionali.
Quinta di copertina invece si orienta sull'innovazione dei generi e lo fa prendendo spunto da alcune tendenze del passato per creare ebookgame, hypertext fiction, romanzi interattivi.
Lite edition la butta sul pruriginoso, concentrandosi sul racconto erotico. Da leggere in venti minuti, il tempo di eccitarsi un po' mentre si fa la coda all'ufficio postale.
Zandegù si dà da fare nel campo dell'editoria zuzzurellona, si occupa di reportage e guide surreali e coinvolge il pubblico attraverso iniziative divertenti e dissacranti.

L'elemento chiave è la brevità, declinata in tutte le salse, poi c'è la curiosità e la voglia di tecnologia, e infine la possibilità di raggiungere il mondo intero attraverso la rete, niente di veramente rivoluzionario, ma il risultato è buono.

Se da una parte vediamo tanti pesci piccoli che sguazzano agilmente cercando di interpretare il cambiamento e interiorizzarlo, dall'altra i grandi fanno fatica a stargli dietro sul fronte dell'innovazione. Fanno dei timidi tentativi ma continuano a stare sulla difensiva, ad avere paura, a proteggersi con i DRM, ma non sembra essere la strada giusta.
Forse dovrebbero semplicemente aspettare, guardare prima cosa succede e affrontare la digitalizzazione col senno di poi. Oppure si potrebbero mangiare un pesce piccolo e farlo lavorare nella pancia della balena…

Sara Cocco

Il mio pallino per l'editoria digitale si è rotto come un uovo, ed è finalmente nata Regina Zabo edizioni, ora faccio il direttore.

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