Reamde [questo non è un refuso]

L'uscita dell'attesissimo romanzo di Neal Stephenson, Readme, ha portato un po' di scompiglio in rete. Una trama scandalosa, forse? Niente affatto. I lettori lo raccontano con entusiasmo pressoché concorde, "a great page-turner!" come dicono in America. Roba che vi tiene incollati al libro fino all'ultima riga. Però.

Nel bel mezzo di tutto questo entusiasmo un gran numero di lettori scrive nelle recensioni su Amazon che il libro è zeppo di errori: refusi, cattiva formattazione… Insomma: ce n'è abbastanza da mollare la lettura e lamentarsi, chiedere i soldi indietro. Amazon è molto sensibile a questo genere di lamentele, sospende il libro e segnala all'editore. Che prontamente corregge e i lettori vengono avvisati della disponibilità della nuova versione del libro da scaricare.

Se il giochino "trova le differenze" vi ha sempre appassionato, in rete avete buona compagnia. Jetmore su Great Hat si è preso la briga di elencare i cambiamenti tra le due versioni. Ma il punto, tutto sommato, non è questo. Non è una novità che con la conversione in digitale (immagino sempre schiere di Torquemada, quando scrivo queste parole), alcuni ebook si ritrovino con errori sistematici dovuti a una lavorazione difficile o male impostata – trattini di troppo, spazi mancanti, accenti saltati e simili.

Non dovrebbe succedere in partenza, ma uno dei compiti dell'editore è verificare che non sia successo: non porta via molto tempo, basta scorrere il testo e questo tipo di errori saltano all'occhio. Ma se avete dato un'occhiata al post su Great Hat avete visto che non si tratta soltanto di un problema di processo: intere frasi mancanti non sono un problema di processo di conversione, sono – per dirlo con delicatezza – una distrazione editoriale.

Ora, fermi lì: non finirò mai di difendere gli editori a cui è scappato un ebook con qualche problema di troppo. Credetemi sulla parola: non è una cosa semplice affrontare tutti i cambiamenti in corso nell'editoria senza fare errori. Noi lettori ci adattiamo prima, siamo più veloci e spostiamo subito in alto l'asticella dell'esigenza. Siamo persone e non sistemi complessi: per questo abbiamo il vantaggio della rapidità. 

Tra tutti questi cambiamenti ecco un'idea di conforto per l'editore disorientato. Una cosa che non cambia è il tempo richiesto dalla cura del testo. Al contrario: l'editoria digitale impone all'editore di riconquistare l'artigianalità del suo mestiere, di prendersi cura dei suoi libri uno per uno più da vicino di quanto probabilmente si era abituato a fare da qualche anno a questa parte.

E per il lettore che ha dovuto interrompere la lettura, segnalare gli errori, spendere almeno un paio di email per venire a capo della questione, che conforto c'è? Be', pensateci un attimo. Se il libro fosse stato di carta e avesse avuto tutti quei problemi… credete davvero che l'avreste riavuto corretto nel giro di due giorni?

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